Paralimpiadi Milano Cortina 2026: il vero test dell’accessibilità
Marzo 2026 l’Italia ospita i Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina.
L’evento non riguarda soltanto medaglie e performance: sarà, nel concreto, una prova generale su un tema che ci riguarda tutti, per capire quanto un territorio è davvero attraversabile, comprensibile e fruibile per persone con esigenze diverse.
Perché l’accessibilità non è un dettaglio “tecnico”. È una processo: arrivo, spostamenti, orientamento, servizi, biglietteria, comunicazione, digitale. Se anche uno solo di questi anelli si rompe, l’esperienza si spezza.
Date, numeri, dettagli: una Paralimpiade “diffusa”
I Giochi Paralimpici Invernali si svolgono dal 6 al 15 marzo 2026.
Il programma prevede 79 eventi da medaglia in 6 sport (tra cui para ice hockey, wheelchair curling, para snowboard, sci alpino, sci di fondo e biathlon).
Sono attesi fino a 665 atleti da circa 50 Paesi, con tre Villaggi Paralimpici (Milano, Cortina e Predazzo).
Questa organizzazione “a cluster” ha un impatto diretto sull’accessibilità: significa che il viaggio dell’utente (atleta, staff, spettatore, famiglia) non si gioca in un solo punto, ma su più territori e su trasporti e informazioni lungo tutto il percorso.
Accessibilità: la differenza la fanno i “passaggi invisibili”
Quando si parla di accessibilità, spesso si pensa alle rampe. In realtà i passaggi che decidono se una persona parteciperà — o rinuncerà — sono spesso invisibili:
- orientamento (segnaletica leggibile, informazioni chiare, punti di riferimento)
- servizi (bagni, aree d’attesa, percorsi protetti, assistenza)
- tempi (code, priorità, gestione del sovraccarico sensoriale)
- digitale (acquisto biglietti, mappe, orari, avvisi, contenuti accessibili)
E qui la Paralimpiade diventa un acceleratore: obbliga a progettare non “per la media”, ma per la varietà reale delle persone.
Una novità interessante: servizi pensati anche per disabilità invisibili
Nei materiali informativi dei Giochi emerge un punto che, se applicato bene, può lasciare una legacy concreta: l’attenzione anche alle disabilità invisibili e al sovraccarico sensoriale.
Sono citati, ad esempio:
- possibilità di segnalare esigenze specifiche nella policy di ticketing
- disponibilità di quiet spaces e cuffie antirumore
- lanyard per disabilità invisibili (simbolo del girasole*)
- priority lane con personale formato
- aree dedicate per cani guida e cani di assistenza,
- indicazioni su accompagnatori e supporti (es. interprete LIS / assistente alla comunicazione).
Se questi elementi non restano “sulla carta” ma diventano prassi, cambiano l’esperienza di moltissime persone — anche oltre i Giochi.
Sunflower Lanyard*
Un cordino con girasole, uno strumento internazionale, verde con girasoli, che permette alle persone con disabilità “invisibili” (ansia, autismo, malattie croniche) di segnalare discretamente la necessità di maggiore pazienza, assistenza o tempo, senza doverlo spiegare verbalmente. Riconosciuto in aeroporti, trasporti e luoghi pubblici, promuove inclusione ed empatia.
Accessibilità digitale: non è un optional (ed è misurabile)
L’evento vive su touchpoint digitali: sito, biglietti, FAQ, mappe, aggiornamenti in tempo reale.
Milano Cortina 2026 pubblica una pagina dedicata all’accessibilità del sito, indicando anche una valutazione condotta nel 2025 e l’impegno al miglioramento continuo.
E, più in generale, dichiara l’obiettivo di avvicinarsi all’accessibilità universale in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Sul fronte fruizione, un altro tassello importante è l’audiodescrizione: secondo ANSA è previsto un servizio che copre cerimonie e tutte le competizioni paralimpiche (con componenti multilingua).
Questa parte è cruciale perché l’accessibilità digitale, a differenza di molte opere fisiche, è:
- più veloce da migliorare
- replicabile sui territori
- “portabile” dopo l’evento (legacy reale).
Verona e l’Arena: quando il simbolo diventa caso studio
La cerimonia di apertura è prevista in Arena di Verona: un luogo iconico, ma anche complesso, perché la tutela storica rende ogni intervento delicato.
Qui il punto non è “criticare” un monumento antico: è capire come si gestisce l’equilibrio tra patrimonio e diritti di accesso.
Dalle comunicazioni pubbliche risulta che sono stati completati interventi funzionali all’accessibilità delle cerimonie (ad esempio rampe, adeguamenti e riorganizzazione di spazi), mentre proseguono iter e passaggi per opere più strutturali.
Sul piano economico-istituzionale, il Comune di Verona ha reso pubblica la copertura di circa 19 milioni per lavori legati all’accessibilità dell’Arena, con una quota rilevante destinata alla “fase 2” (interventi su parapetti/corrimani, platee e sedute, ascensore, livellamenti e area ad elevata accessibilità).
E nelle ultime settimane sono stati riportati ulteriori passaggi amministrativi per ascensore e rifacimento sedute in chiave accessibile.
Il dato interessante, qui, è uno solo: la Paralimpiade costringe a decidere. Non si può restare nel “prima o poi”: o rendi possibile l’accesso, o stai dicendo (di fatto) chi può esserci e chi no.
Cortina e territori: accessibilità come destinazione, non come evento
Cortina sta lavorando anche sul fronte turistico-destinazione.
Il progetto “Cortina per Tutti” (con restituzioni pubbliche e una guida dedicata) è citato come percorso che unisce interventi, formazione e coinvolgimento degli operatori locali.
Questa è la direzione giusta: l’accessibilità non funziona se resta confinata ai soli impianti. Serve una rete fatta di:
- strutture ricettive
- ristorazione
- mobilità locale
- informazioni affidabili (prima di partire, non quando sei già lì).
Montagna accessibile: il banco di prova è l’esperienza reale
Sulle aree sciistiche e la montagna, vale una regola semplice: se le informazioni sono frammentate, l’accessibilità si rompe.
In questo senso sono interessanti i progetti che lavorano su modelli di valutazione e buone prassi: Regione Lombardia, ad esempio, descrive il progetto SKI ABILITY come percorso avviato nel 2023 per individuare e testare un modello di valutazione dell’accessibilità dei comprensori sciistici e definire prassi scalabili.
E sul fronte linee guida, Regione Veneto ha pubblicato indicazioni dedicate all’analisi dell’accessibilità universale e dell’inclusione nelle città in occasione dei Giochi.
Il punto vero: la legacy si misura dopo, non durante
Ogni grande evento promette “eredità”. Ma l’accessibilità ha un vantaggio: è misurabile.
Ecco alcune domande semplici che un territorio può farsi già oggi (e rifarsi nel 2027):
- Quante tratte porta-a-sede sono davvero percorribili senza barriere (non solo “sulla mappa”)?
- Le informazioni sono uniche, aggiornate, coerenti tra sito, social, infopoint, segnaletica?
- Esistono percorsi e servizi anche per disabilità invisibili (quiet spaces, priorità, supporti)?
- I touchpoint digitali sono accessibili e testati con persone reali (non solo audit tecnici)?
Dopo i Giochi, cosa resta operativo e cosa torna “come prima”?
Se non hai risposte, non è una colpa: è un punto di partenza. Ma serve un metodo.
Dove si inserisce Itineramente
Qui entra il tema che ci interessa davvero: trasformare l’attenzione del 2026 in utilità stabile per chi vive e viaggia.
Un approccio “alla Itineramente” significa:
- raccogliere informazioni accessibili in un formato chiaro e confrontabile,
- costruire itinerari e spostamenti che tengano conto di bisogni differenti
- aggiornare i dati nel tempo (non “una tantum”)
- abilitare feedback e co-progettazione con le persone che quelle barriere le incontrano davvero.
La Paralimpiade può essere l’innesco.
La differenza la fa cosa facciamo dal giorno dopo.
