Overtourism e inclusione: perché “gestire i flussi” è anche un tema importante di accessibilità.

Quando si parla di overtourism, il dibattito si concentra (giustamente) su residenti, ambiente, costo della vita, qualità dello spazio urbano. Ma c’è un pezzo spesso ignorato: l’accessibilità.

Perché in un luogo sovraffollato non si “vive peggio” soltanto: si rischia di non riuscire proprio a viverlo. E questo vale per molte persone: chi ha disabilità motorie o sensoriali, chi è neurodivergente, chi ha disabilità cognitive o invisibili, persone anziane, famiglie con bisogni specifici. In altre parole: accessibilità ≠ solo rampe.

Nel frattempo, la pressione turistica resta alta: le analisi UE sul settore mostrano volumi robusti e attenzione crescente alle politiche di sostenibilità. E in diverse città europee la tensione sociale è diventata visibile con proteste e nuove misure di gestione dei flussi.

Ma perché l’overtourism crea barriere

Barriere fisiche (non previste)
Marciapiedi bloccati, code che occupano tutto, spazi compressi, accessi “strozzati”.
Per chi usa ausili, per chi ha difficoltà di equilibrio o cammino, la folla è un ostacolo reale, non una seccatura.

Barriere sensoriali
Rumore continuo, stimoli visivi, folla a distanza ravvicinata, luci, suoni. Per persone autistiche o con sensibilità sensoriali, la “meta gettonata” può diventare un ambiente ingestibile (anche se formalmente accessibile).

Barriere cognitive e informative
Se per capire “da che parte si entra”, “dove si prenota”, “come funziona il biglietto” servono 5 passaggi e un QR code non chiaro, l’accessibilità crolla. E con la gestione dei flussi cresce anche la complessità (ticketing, fasce orarie, registrazioni).

Barriere economiche e sociali
L’overtourism può gonfiare prezzi e ridurre disponibilità. E se la risposta è “paghi di più e basta”, si rischia una selezione implicita: restano solo i viaggiatori più forti e più ricchi. Le linee guida internazionali sul turismo accessibile spingono invece verso un approccio “per tutti”, lungo tutta la filiera.

    Cosa sta succedendo in Europa (e perché conta per l’accessibilità)

    • A Venezia è stata introdotta/estesa una tassa di accesso per i visitatori giornalieri con registrazione e QR code, proprio come misura di gestione dei flussi (importi differenziati in base all’anticipo).
      Questo tipo di strumenti può aiutare, ma se non progettato bene può anche creare nuove barriere (digitale, chiarezza, assistenza, esenzioni comprensibili).
    • A Barcellona la pressione turistica è diventata tema politico e sociale, con proteste e misure su affitti brevi e capacità urbana.
      Anche qui: gestire i flussi senza lente inclusiva rischia di produrre soluzioni “efficienti” ma non accessibili.

    Gestire i flussi in modo inclusivo: 7 principi pratici

    Informazione “prima di partire”, chiara e verificabile

    Non basta dire “siamo accessibili”. Serve dire come.

    • livelli di affollamento attesi (anche per fasce orarie)
    • accessi consigliati, percorsi meno congestionati
    • tempi medi di coda
    • alternative accessibili (non “piano B” penalizzante)

    Ticketing e prenotazioni senza escludere

    Se imponi prenotazioni, fasce orarie, QR code:

    • rendi il percorso semplice (pochi step, linguaggio chiaro)
    • offri un canale umano (telefono/WhatsApp)
      prevedi opzioni per chi ha bisogno di più tempo o assistenza

    Questo è accessibilità cognitiva + operativa.

    Spalmare i flussi con itinerari alternativi… davvero fruibili

    “Vai altrove” funziona solo se l’altrove è:

    • raggiungibile
    • informato bene
    • con servizi minimi (bagni, sedute, aree quiete)

    Qui il turismo sostenibile diventa anche turismo sostenibile inclusivo.

    Aree di decompressione: sedute, ombra, bagni, acqua

    In contesti sovraffollati, pochi elementi cambiano tutto:

    • sedute frequenti
    • punti quieti segnalati
    • bagni accessibili e facili da trovare
    • percorsi con punti di sosta

    È accessibilità “di sistema”, non solo architettonica.

    Wayfinding anti-caos

    Quando aumentano le regole, la segnaletica deve diventare più semplice:

    • indicazioni essenziali, coerenti
    • alta leggibilità
    • mappe snelle negli snodi

    La segnaletica è accessibilità.

    Mobilità: l’ultimo miglio decide l’esperienza

    Navette, ZTL, parcheggi scambiatori, deviazioni:

    • prevedi opzioni accessibili
    • comunica chiaramente dove si scende, come si arriva, quanto si cammina
    • evita “percorsi speciali” invisibili o non segnalati

    Usa i ricavi e le regole per migliorare la fruibilità

    Tasse di accesso, limitazioni, controlli: se il messaggio è solo “entri se paghi”, l’impatto è regressivo. Se invece una parte dei ricavi va in: manutenzione percorsi, bagni, segnaletica, assistenza, trasporti accessibili, allora la gestione dei flussi diventa equità (oltre che ordine).

    Mini-checklist per destinazioni e operatori

    Se stai “gestendo i flussi”, chiediti:

    • chi resta indietro quando aumentano code e complessità?
    • il mio sistema funziona anche senza app perfetta e senza ansia da prestazione?
    • ho previsto aree di pausa e alternative meno dense?
    • le informazioni sono chiare, aggiornate, e verificabili?
    • la fruibilità è misurata anche con utenti con esigenze diverse?

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